Senza ritegno….

Della serie come iniziare male la settimana. Questa mattina al risveglio, come sempre, caffè, latte e biscotti e uno sguardo alle notizie sui maggiori quotidiani online. Mi salta subito all’occhio un articolo, riportato da alcuni di loro, a riguardo di una dichiarazione fatta da una “starlettina”, scusate il diminutivo, ma non riesco a definirla con altro termine per non diventare volgare,  salita agli onori della cronaca rosa, tempo fa, per una sua presunta relazione con un noto industriale italiano e avendo anche partecipato al reality “L’isola dei noiosi….scusate L’isola dei famosi” ha rilasciato nel corso di un programma televisivo, alquanto trash a mio parere, della domenica pomeriggio. “Per vivere ho bisogno di un milione di euro al mese”, questo quanto affermato dalla bionda fatalona. Mi sorge il sospetto che forse si sia sbagliata, ha confuso i milioni con le migliaia di euro, ma no, è tutto vero, il suo stile di vita fatto di serate in discoteca, palestra e trattamenti di bellezza continui, nonchè la sua necessità sfrenata di shopping la portano ad avere, per sopravvivere, necessità del milione. Ebbene, la cosa che mi ha stupito è il fatto che i commenti sulla dichiarazione fatta davanti a milioni di spettatori, a partire dalla presentatrice del programma, siano stati del tutto blandi, una risatina, e nessuna voce tonante che si sia alzata a biasimare quanto dichiarato. In un paese come il nostro, dove la soglia della povertà si sta alzando coinvolgendo tantissime famiglie, dove il reddito di cittadinanza di 700 euro al mese circa, giusto o sbagliato che sia, rappresenta la boccata di ossigeno per chi vuole almeno continuare a vivere cercando di non perdere la dignità, ci si trova davanti una, come definirla, instabile mentale, che, poverina, per vivere ha necessità di una cifra a sette zeri mensile. Quale messaggio ne può arrivare, ai giovani, ai meno giovani, a noi tutti, da una cosa del genere? Ma la televisione, o meglio quel tipo di televisione, serve veramente? Guardo la mia povera tazza di latte, i semplici biscotti del supermercato comprati in offerta e mi domando, vale la pena tornare a lottare , a lavorare per non arrivare poi a fine mese? Se mi guardo allo specchio la risposta immediata è si, almeno conservo tutta la mia dignità cosa che invece la signorina in questione forse non ha.

Annunci

Il Popolo è sovrano…..

“Manco pe’ niente” e scusate l’espressione tipicamente forzata. Prendo ulteriore spunto da quanto successo non molte ore fa, parlo della finale del Festival della canzone Italiana di Sanremo. E’ stato decretato il vincitore, non entro nei meriti canori, non stilo classifiche, l’episodio mi serve solo per far capire quanto, noi, il popolo, anche se televisivo non contiamo una mazza. Le votazioni per la classifica finale sono state determinate dai voti del pubblico a casa, con il televoto (dietro obolo per la cara compagnia telefonica sponsor del Festival) validi per il 50%, dai giornalisti, il 30%, presenti in sala pagati e non paganti, ospiti di mamma Rai coccolati e viziati e dal 20 % di una giuria composta non tanto da esperti e critici musicali ma da personaggi del mondo dello spettacolo di cui però non voglio discutere delle singole capacità di giudizio in un ambito tanto particolare (tutti alla fine cantiamo sotto la doccia). Ebbene, il pubblico, il popolo televisivo ha votato per quasi il 50% un brano, ritenuto da tutti, già nel corso delle prime serate, come meritevole della vittoria finale, ma udite, udite, non serve a niente questo giudizio di piazza generale, i sommi scribacchini della carta stampata e la giuria di Vip hanno stravolto il tutto, finale, quello deciso da un moltitudine di persone, il popolo, non conta niente, come sempre, come al solito. E questo vale anche in altri ambiti, in politica, quante volte siamo andati a votare, esprimendo una volontà per poi trovarci giudati da una maggioranza composta da partitelli che con una esigua percentuale riescono a fare il bello e cattivo tempo. Insomma, il festival di Sanremo, come nella vita sociale il “popolo”, conta sempre come il “due di briscola”, una mazza.

Non voglio morire

Quando arriva, il buio, quel buio, non ne sei cosciente. Hai sempre sperato che mai, ma proprio mai, sarebbe accaduto a te. Forse l’incoscienza, la fiducia in te stesso, la spavalderia che ha caratterizzato questo lungo percorso di vita, ti hanno spinto a non pensare a non guardare oltre a non pensare a quel domani. Poi la sabbia del tempo scorre nella clessidra, ti ritrovi stanco ma non puoi ancora fermarti. Non hai mai pensato a questo oggi, e gli anni ti pesano addosso. Ora, che ti ritrovi solo, ora che devi ancora pedalare per poter vivere, ma non hai più la bicicletta. Quando il lavoro ti abbandona e per la società sei solo un numero da statistica “disoccupato”, ti senti perso. Non hai risorse, forse non sei riuscito a fare come la formica, accantonare le riserve per l’inverno della vita, o forse realmente non ne hai mai avuto la possibilità. Resta il fatto che adesso che il tempo comincia a scarseggiare, ti senti perso. Ti guardi intorno ma senti l’oscurità avvicinarsi, non hai “quel domani” in cui speravi. Disperazione, abbattimento morale, angoscia, ti senti perso e pensi di annegare. Ma ti accorgi che non vuoi cedere, non vuoi lasciarti andare, qualsiasi cosa possa succedere, non vuoi morire.

Demagogia di un sindaco

In politica tutto vale, tutto si afferma e tanto si smentisce, non c’è deotologia e questo oramai lo abiamo imparato a nostre spese. Oggi assistiamo ancora più attoniti alla bagarre che si è sviluppata intorno alla questione migranti. Tutte le argomentazioni sono valide, l’assistenzialismo è un sano pricipio ma quando la misura è colma bisogna chiudere i cancelli. Senza tirarla per le lunghe, è stato approvato dal parlamento il decreto legge sulla sicurezza voluto e spinto da Matteo Salvini. Ebbene è legge dello stato e come tutte le leggi, approvate in democrazia, deve essere rispettato, che piaccia o no. Ora alcuni sindaci, di alcune importanti città del nostro amato paese hanno deciso che no, non và bene, quindi guerra aperta e boicottaggio dello stesso. In partcolare uno di loro, meglio non fare nomi, ma facilmente individuabile, primo cittadino di una città solare del centro Italia, con numerosi problemi locali, ha pubblicamente ammesso che lui se ne frega altamente della legge dello stato, “apro i porti” ha tuonato. Bene, tutto bene, tanta appassionata veemenza per i diritti dei migranti gli fa onore, se non fosse che. E si c’è anche un rovescio della medaglia, il passionario, forse non informato, forse troppo preso o troppo perso dai e nei bagordi delle feste natalizie, non si è accorto che in alcuni ospedali dalla città da lui tanto amata e curata, circolano liberamente formiche nei letti dei degenti, addirittura in vacanza nelle sale di rianimazione e topi che banchettano allegramente in corsia. Mi rendo conto che occuparsi dell’immigrazione gli rubi molto del suo prezioso tempo, ma un’occhio allo stato in cui versano alcuni dei suoi cittadini, che magari lo hanno pure votato, no? Meno demagogia, signor primo cittadino, più attenzione all’orticello di casa propria.

La Paladina delle cause perse

La storia si ripete, un ex membro del nostro glorioso governo, ora spodestata e relegata in un piccolo partito di minoranza, paladina delle cause nobili, si è persa, come sempre accade a loro, pur di non rinunciare ad uno dei tanti privilegi che la casta si è auto assegnata. Nel caldo torrido di agosto, l’abbiamo vista calcare il ponte della nave Diciotti, mescolarsi tra i poveri clandestini salvati dalla nave della Guardia Costiera, l’abbiamo sentita urlare di sdegno per il trattamento, che a suo dire, veniva riservato loro, lanciare strali all’indirizzo del ministro dell’interno. Si è fatta portavoce di un pseudo movimento per pura pubblicità, insomma abbiamo potuto sentire i suoi proclami emessi davanti a telecamere e giornalisti. Ora che le acque si sono calmate, la prode paladina, dovendo recarsi per motivi personali, purtroppo non fa più parte delle alte cariche dello stato, ad un evento in difesa delle donne e dei più deboli, in altra città, ha pensato bene di servirsi di un volo di linea. Ma certi vizi non si perdono ed i privilegi che le spettavano prima, secondo il suo modo di pensare, valgono ancora. Ed ecco che la sua voce tuonante fa si che sull’aereo che l’avrebbe dovuta portare a destinazione vengano liberati dei posti di prima fila, comodi e quindi che prevedono un extra sul biglietto, solo per lei e la sua scorta. Mi domando, perché la scorta? Ma andiamo avanti, tra i posti da lei pretesi, uno è stato regolarmente pagato da un normale cittadino, senza privilegi, con denaro uscito dalle proprie tasche, dimenticavo, la nostra paladina naturalmente non paga, non chiedetemi se la manda Picone, ma lei non paga. La compagnia che si chiama Alitalia, in parte statale, per giustificare tale esproprio informa il normale passeggero che quei posti, tra cui il suo, oltretutto già pagato, sono destinati ad un portatore di handicap. Il bravo cittadino davanti ad una necessità simile si ritira e accetta un posto in fila 19, salvo poi scoprire che il tutto non corrisponde a verità, seduta sulla poltrona da lui pagata vi è niente popodimeno che la nostra paladina delle cause perse. Dignità? Cosa vuol dire? Il nome della paladina? Dimenticavo, l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, ora semplice deputata.

 

 

 

3G,4G,internet a manovella

Leggo che una mamma di una piccola frazione di questo paese chiamato Italia, Villareggia, ha una figlia colpita da una seria malattia invalidante che la tiene bloccata su una sedia e ad un respiratore. La piccola però è viva, intelligente e desiderosa di confrontarsi con le sue coetanee, ma a scuola purtroppo non può andare. La soluzione ideale sarebbe collegarsi da casa per interagire con la classe attraverso un computer, ma incredibile nell’era del 5G, che tra poco dovrebbe approdare nelle nostre case, in quel paesino, Villareggia, non arriva il segnale internet. Badate bene parliamo sempre di Italia, dentro i nostri confini. I vari gestori telefonici si combattono a suon di offerte strabilianti, propongono prodotti super tecnologici, ma probabilmente come in tutti i settori ci sono figli e figliastri, a Villareggia non sono né l’uno né l’altro. E i nostri prodi politicanti, al posto di assicurarsi che le concessioni date ai privati, che portano nelle loro tasche, utili non indifferenti, si girano dall’altro lato, tanto perché preoccuparsi di un posto chiamato Villareggia.

 

La notizia che aspettavamo

Finalmente è arrivata, la notizia che tutti noi, tutti gli italiani aspettavano è finalmente arrivata. A comunicarlo, in diretta nazionale, dal suo programma è stata Barbara D’Urso, udite, udite, dal 1 ottobre potremo seguire in diretta 24 ore su 24 la vita spericolata di tale Fabrizio Corona. Non malignate, non dalla cella di un carcere, ma dal suo quotidiano in giro per il bel paese. E si, sembra proprio che Fabrizio Corona voglia regalarci non solo pillole, come già sta facendo con il suo social, ma la possibilità di gustarcelo in tutto e per tutto per l’intera giornata. Sarà lui, con il reality appositamente creato,Corona breaking news, a farci entrare nella sua vita. Allora diciamocelo, cosa ce ne importa della pensione, della disoccupazione, degli emigrati e di tutti i fottuti problemi che ci assillano, abbiamo finalmente la ciliegina sulla torta, Fabrizio Corona.