Il Popolo è sovrano…..

“Manco pe’ niente” e scusate l’espressione tipicamente forzata. Prendo ulteriore spunto da quanto successo non molte ore fa, parlo della finale del Festival della canzone Italiana di Sanremo. E’ stato decretato il vincitore, non entro nei meriti canori, non stilo classifiche, l’episodio mi serve solo per far capire quanto, noi, il popolo, anche se televisivo non contiamo una mazza. Le votazioni per la classifica finale sono state determinate dai voti del pubblico a casa, con il televoto (dietro obolo per la cara compagnia telefonica sponsor del Festival) validi per il 50%, dai giornalisti, il 30%, presenti in sala pagati e non paganti, ospiti di mamma Rai coccolati e viziati e dal 20 % di una giuria composta non tanto da esperti e critici musicali ma da personaggi del mondo dello spettacolo di cui però non voglio discutere delle singole capacità di giudizio in un ambito tanto particolare (tutti alla fine cantiamo sotto la doccia). Ebbene, il pubblico, il popolo televisivo ha votato per quasi il 50% un brano, ritenuto da tutti, già nel corso delle prime serate, come meritevole della vittoria finale, ma udite, udite, non serve a niente questo giudizio di piazza generale, i sommi scribacchini della carta stampata e la giuria di Vip hanno stravolto il tutto, finale, quello deciso da un moltitudine di persone, il popolo, non conta niente, come sempre, come al solito. E questo vale anche in altri ambiti, in politica, quante volte siamo andati a votare, esprimendo una volontà per poi trovarci giudati da una maggioranza composta da partitelli che con una esigua percentuale riescono a fare il bello e cattivo tempo. Insomma, il festival di Sanremo, come nella vita sociale il “popolo”, conta sempre come il “due di briscola”, una mazza.

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Non voglio morire

Quando arriva, il buio, quel buio, non ne sei cosciente. Hai sempre sperato che mai, ma proprio mai, sarebbe accaduto a te. Forse l’incoscienza, la fiducia in te stesso, la spavalderia che ha caratterizzato questo lungo percorso di vita, ti hanno spinto a non pensare a non guardare oltre a non pensare a quel domani. Poi la sabbia del tempo scorre nella clessidra, ti ritrovi stanco ma non puoi ancora fermarti. Non hai mai pensato a questo oggi, e gli anni ti pesano addosso. Ora, che ti ritrovi solo, ora che devi ancora pedalare per poter vivere, ma non hai più la bicicletta. Quando il lavoro ti abbandona e per la società sei solo un numero da statistica “disoccupato”, ti senti perso. Non hai risorse, forse non sei riuscito a fare come la formica, accantonare le riserve per l’inverno della vita, o forse realmente non ne hai mai avuto la possibilità. Resta il fatto che adesso che il tempo comincia a scarseggiare, ti senti perso. Ti guardi intorno ma senti l’oscurità avvicinarsi, non hai “quel domani” in cui speravi. Disperazione, abbattimento morale, angoscia, ti senti perso e pensi di annegare. Ma ti accorgi che non vuoi cedere, non vuoi lasciarti andare, qualsiasi cosa possa succedere, non vuoi morire.

La finestra sui sogni

Anche questa mattina, come sempre, da una vita lunghissima, apro con angoscia la finestra di casa mia. Dopo una notte popolata da incubi spero, ancora una volta, di vedere apparire, di materializzarsi quei sogni che hanno animato la mia fantasia. Eccolo il raggio di sole, quello del primo mattino, che dovrebbe illuminare il mio ambiente, ma come sempre da molto tempo, non riesce a scaldare e ad accendere la mia vita. Il quotidiano mi appare, i rumori, la gente di fuori, il mercato chiassoso dove si affollano le comparse della vita. Manifesti sgargianti che come specchi sembrano riflettere gioie che, almeno a me non sono riservate. Penso e ciò che vedo mi angoscia ancora di più, la speranza che vorrei vivere mi regala solo attimi, rubati al mio dolore, la speranza di una parentesi di vita, oramai agli sgoggioli, la mia età non mi permette di vedere al di là di un breve futuro, che mi permetta di aprire gli occhi al nuovo giorno con il sorriso e la consapevolezza di vivere da essere umano. Lo sguardo verso il domani fatto di piccole certezze, non la chimera della ricchezza o dell’agiatezza, lasciamo queste frivolezze a chi non considera la vita già come una grande ricchezza. Ma la possibilità di aprirti ai sogni senza sentire dolore, senza sperare che quel compleanno o quel Natale, che per gli altri sono gioia, per te si trasformino in angoscia. Poter dire domani pranzo e ceno senza dover gaurdare il piatto vuoto, senza dover ogni volta guardare, con gli occhi lucidi, nei piatti degli altri. Aprire quella finestra sul giorno, ogni giorno è una lotta, e quando giunge il buio, e chiudi al mondo, ti accorgi che il tuo buio è ancora più buio.

Demagogia di un sindaco

In politica tutto vale, tutto si afferma e tanto si smentisce, non c’è deotologia e questo oramai lo abiamo imparato a nostre spese. Oggi assistiamo ancora più attoniti alla bagarre che si è sviluppata intorno alla questione migranti. Tutte le argomentazioni sono valide, l’assistenzialismo è un sano pricipio ma quando la misura è colma bisogna chiudere i cancelli. Senza tirarla per le lunghe, è stato approvato dal parlamento il decreto legge sulla sicurezza voluto e spinto da Matteo Salvini. Ebbene è legge dello stato e come tutte le leggi, approvate in democrazia, deve essere rispettato, che piaccia o no. Ora alcuni sindaci, di alcune importanti città del nostro amato paese hanno deciso che no, non và bene, quindi guerra aperta e boicottaggio dello stesso. In partcolare uno di loro, meglio non fare nomi, ma facilmente individuabile, primo cittadino di una città solare del centro Italia, con numerosi problemi locali, ha pubblicamente ammesso che lui se ne frega altamente della legge dello stato, “apro i porti” ha tuonato. Bene, tutto bene, tanta appassionata veemenza per i diritti dei migranti gli fa onore, se non fosse che. E si c’è anche un rovescio della medaglia, il passionario, forse non informato, forse troppo preso o troppo perso dai e nei bagordi delle feste natalizie, non si è accorto che in alcuni ospedali dalla città da lui tanto amata e curata, circolano liberamente formiche nei letti dei degenti, addirittura in vacanza nelle sale di rianimazione e topi che banchettano allegramente in corsia. Mi rendo conto che occuparsi dell’immigrazione gli rubi molto del suo prezioso tempo, ma un’occhio allo stato in cui versano alcuni dei suoi cittadini, che magari lo hanno pure votato, no? Meno demagogia, signor primo cittadino, più attenzione all’orticello di casa propria.

Il costo del …perdono

La vicenda entra a pieno diritto nel mondo del gossip. Fabrizio Corona, definito re dei paparazzi, passato tra vicende giudiziarie, carcere e tanto altro, dal passato amoroso turbolento, sembrava in questa fase della sua vita aver trovato finalmente l’amore, tra le sue braccia la bella e giovane Silvia Provvedi, che ha avuto anche la costanza di aspettarlo una volta uscito dal carcere. Amore dichiarato a grandi titoli su tutti i media, comparsate in tv e agli eventi mondani, baci, abbracci e promessa di matrimonio, insomma tutto sembrava andare a gonfie vele fino al giorno in cui il Corona si è stancato del giocattolo, scaricando la bella Silvia. E’ andato anche oltre, nel corso di una delle tante interviste ha dichiarato di non aver mai amato la biondina gemella de Le Donatella, che alla fine si sentiva anche ridicolo a passeggiare con lei e che quindi i suoi amori veri erano altri. Tutto poco elegante, tutto decisamente trash, ma si sa Fabrizio Corona è questo. Ora il colpo di scena, si è pentito di quanto ha detto, si è reso conto di aver ferito la povera Silvia e chiede disperatamente scusa, vuole far arrivare questo suo pentimento anche alla ex che però essendo chiusa nella casa del Grande Fratello Vip non può sentirlo tantomeno entrare in contatto con lui. Il reality, che del reality nel senso realtà ha ben poco, ha le sue regole rigide, quindi la Provvedi è completamente all’oscuro degli ultimi accadimenti che riguardano il suo ex. Allora cosa fare? Gli autori hanno pensato di far entrare, per una ventina di minuti al più, nella casa, il pentito Corona, per permettergli di esternare tutto il suo pentimento. Il tormentato Fabrizio ha accettato, però, e si c’è un però, solo con un compenso che sfiora i 40.000 euro. Avete capito bene 40.000 soldoni per scusarsi pubblicamente. Che animo sensibile, è veramente distrutto dal dolore. Tutta questa vicenda mi ha fatto meditare, allora ho deciso che anche io sono un pentito, di cose da farmi perdonare ne ho tante, c’è un qualche format televisivo che è disposto ad ospitarmi? Mi straccerò le vesti in pubblico, per il compenso no problem, l’accordo si trova, non sono così esoso come il bel Corona. Ma qualcuno sa dirmi quanto veramente costa un pezzo di perdono? E poi si vende a chili o a etti?

 

 

L’Opulenza

Non sono un patito dei social ma vivo il mio tempo e mi adeguo, li seguo come seguo i media e le tante notizie che riportano. Ieri mi è saltato agli occhi il clamore del compleanno esagerato del rapper Fedez. Al cantante è stata organizzata, dalla moglie, Chiara Ferragni, nota influencer da milioni di followers, una festa davvero singolare. I numerosi amici sono stati invitati per festeggiare il compleanno niente popodimeno che in un supermercato milanese. La formula? Prendete tutto ciò che volete e divertitevi. Originale e sarebbe stata anche simpatica se organizzate a casa della coppia di “paperoni”, ma particolarmente irritante se, come è stato, il luogo scelto è un supermercato. Inutile dire che la stupidità dei numerosi partecipanti amici ha reso possibile vedere in diretta immagini dell’assurdo spreco fatto di alimenti, non perché consumati a beneficio del palato, ma per giochi deficienti che forse nemmeno un bambino farebbe. In breve, lancio di ortaggi, pacchi di cibo usati e distrutti per puro demenziale divertimento, bottiglie rotte e tanto altro da far venire il voltastomaco. Tutto documentato, tutto ripreso ad arte dai malati del social e messo tranquillamente in rete che non hanno minimamente pensato di mostrare, non una festa, ma una giostra degli orrori. A tutto questo si è aggiunto il sorriso demenziale del festeggiato e della moglie che, forti del loro essere arrivati e quindi quasi intoccabili, hanno a più riprese seguito i distruttori approvando i loro barbari giochi. Ora essere ricchi, a mio avviso, non significa ostentare tanta opulenza, nel nostro paese, in questo momento ci sono ben 5 milioni di poveri, gente che stenta ad arrivare a fine mese e che sicuramente immagini come quelle della festa trash non fanno piacere. Ma udite, udite, il tatuatissimo Fedez, accortosi delle numerose critiche e lamentele corse in rete ha voluto precisare che lo spreco è stato minimo, basta vedere le immagini per una immediata smentita e che il cibo della festa verrà donato ai più bisognosi. Quindi avanti gente, andiamo a raccogliere quanto lasciato dai buongustai, tutto quello che trovate per terra è vostro, non tiratevi indietro. Io vorrei chiedere al magnanimo festeggiato e a sua moglie Chiara, ma voi lo dareste in pasto al vostro griffatissimo figlio Leone tutto quel ben di Dio avanzato dai vostri giochi? Non prendeteci in giro, nella nostra fame almeno noi possiamo saziarci con la dignità, voi invece?

 

 

La Paladina delle cause perse

La storia si ripete, un ex membro del nostro glorioso governo, ora spodestata e relegata in un piccolo partito di minoranza, paladina delle cause nobili, si è persa, come sempre accade a loro, pur di non rinunciare ad uno dei tanti privilegi che la casta si è auto assegnata. Nel caldo torrido di agosto, l’abbiamo vista calcare il ponte della nave Diciotti, mescolarsi tra i poveri clandestini salvati dalla nave della Guardia Costiera, l’abbiamo sentita urlare di sdegno per il trattamento, che a suo dire, veniva riservato loro, lanciare strali all’indirizzo del ministro dell’interno. Si è fatta portavoce di un pseudo movimento per pura pubblicità, insomma abbiamo potuto sentire i suoi proclami emessi davanti a telecamere e giornalisti. Ora che le acque si sono calmate, la prode paladina, dovendo recarsi per motivi personali, purtroppo non fa più parte delle alte cariche dello stato, ad un evento in difesa delle donne e dei più deboli, in altra città, ha pensato bene di servirsi di un volo di linea. Ma certi vizi non si perdono ed i privilegi che le spettavano prima, secondo il suo modo di pensare, valgono ancora. Ed ecco che la sua voce tuonante fa si che sull’aereo che l’avrebbe dovuta portare a destinazione vengano liberati dei posti di prima fila, comodi e quindi che prevedono un extra sul biglietto, solo per lei e la sua scorta. Mi domando, perché la scorta? Ma andiamo avanti, tra i posti da lei pretesi, uno è stato regolarmente pagato da un normale cittadino, senza privilegi, con denaro uscito dalle proprie tasche, dimenticavo, la nostra paladina naturalmente non paga, non chiedetemi se la manda Picone, ma lei non paga. La compagnia che si chiama Alitalia, in parte statale, per giustificare tale esproprio informa il normale passeggero che quei posti, tra cui il suo, oltretutto già pagato, sono destinati ad un portatore di handicap. Il bravo cittadino davanti ad una necessità simile si ritira e accetta un posto in fila 19, salvo poi scoprire che il tutto non corrisponde a verità, seduta sulla poltrona da lui pagata vi è niente popodimeno che la nostra paladina delle cause perse. Dignità? Cosa vuol dire? Il nome della paladina? Dimenticavo, l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, ora semplice deputata.